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  • Dopo la rivoluzione del capitale, Jacques Wajnsztejn

    Al di là del suo titolo un po’ pro­vo­ca­tore, quest’espres­sione rende conto del momento sto­rico in cui siamo, quello della dis­fatta dell’ultimo attacco rivo­lu­zio­na­rio mon­diale degli anni 60-70. Quest’attacco indi­cava il limite estremo del suo carat­tere clas­sista e pro­le­ta­rio soprat­tutto a par­tire dall’esem­pio dell’“autunno caldo ita­liano” (1969), contem­po­ra­nea­mente inclu­deva già la pre­tesa della rivo­lu­zione a titolo umano, la cri­tica del lavoro ed il sor­passo delle classi apparso in Francia nel Maggio 1968 e nel movi­mento del 1977 in Italia.


    Però questa dis­fatta non ha por­tato un vero feno­meno di contro rivo­lu­zione perché non c’era vera­mente rivo­lu­zione. Quello che è acca­duto, è un doppio movi­mento di ris­trut­tu­ra­zione di imprese e di “libe­ra­zione” di pra­ti­che sociali ed inter-indi­vi­duali come si fos­sero spez­zate subito tutte le bar­riere allo svi­luppo della società del capi­tale. Sono tutti i chia­vis­telli della vec­chia società bor­ghese che sono scop­piati, invece la società non è rimasta bor­ghese. Non lo era più dalle due guerre mon­diali, il for­dismo, il domi­nio reale del capi­tale; però i valori conser­va­tori per­du­ra­vano in quanto limiti alla rivo­lu­zione qual­siasi.

  • Contro lo Stato-Nazione, Jacques Wajnsztejn

    È difficile ignorare l’attuale ripresa delle affermazioni nazionali, comunitarie, identitarie. Difficile anche comprendere perché questa ripresa si produce nello stesso momento in cui la realtà sociale è sempre più internazionalizzata, in cui i nazionalismi politici sembrano retrocedere (Europa ‘92) davanti all’implacabile astrazione della pressione economica mondiale.
    Nel momento stesso in cui il dominio mondiale del capitale si realizza palesemente, i problemi che il sistema capitalista pensa di (...)

  • Qualche riflessione sull’ultima guerra, Temps critiques

    Per i paesi dominanti le guerre non sono più condotte da un punto di vista nazionale in quanto non ci sono più territori da difendere contro un nemico estero dopo la fine della politica dei blocchi. Inoltre, l’universalità del capitale e la “libera” circolazione degli uomini hanno da lungo tempo violato I’“integrità” nazionale. Ciò non vuol dire che non vi siano più interessi nazionali ma che quest’ultimi s’inscrivono direttamente in una logica mondiale che li subordina. Così accade per la posizione (...)

  • Un’umanità capitalizzata: la formazione delle risorse umane, Jacques Guigou

    I. Già nel 1776, un certo Signor Smith…
    Il riconoscimento dell'influenza della formazione della forza lavoro nella valorizzazione del capitale viene affermata già agli albori dell'economia politica. Adam Smith considera l'istruzione come un investimento nel calcolo dell'homo oeconomicus. Puntando sullo sviluppo intensivo ed estensivo delle forze produttive per accelerare la contraddizione capitale/lavoro, i marxismi — dimenticando o ignorando che Marx riteneva che (...)

  • Le lotte studentesche in Francia (1994-1995), Jacques Wajnsztejn

    Riprendendo dei temi già trattati nella rivista Temps Critiques (n. 8), vorrei, nel quadro di un articolo per l’Italia, partire dalle posizioni espresse da “operaisti” italiani nella rivista francese Futur Antérieur (n. 23-24)1.
    Fedeli alla loro apologia del lavoro produttivo non fanno altro che attualizzarlo portando avanti la figura del lavoro immateriale, nuova centralità della produzione “diventata sociale” (!), e gli studenti formerebbero la componente attiva di questo lavoro immateriale. (...)

  • Qualcosa, Riccardo d’Este

    La società del capitale, intesa come società dell'alienazione generalizzata, della riproduzione iterativa e insignificante di merci, del lavoro estorto e del profitto conquistato dai singoli capitalisti, o da gruppi di essi, ha subìto un processo modificativo che ha portato all'integrazione dei vari aspetti. Questa integrazione è un processo di integrazione.

  • La guerra e la pace, Alfredo M. Bonanno

    Con il pesante intervento spettacolare dei grandi mezzi di informazione la guerra è entrata nella casa di tutti, diventando il problema del giorno.

    Ma come accade spesso, quando affrontiamo un argomento che suscita nel nostro intimo una complessa reazione di sentimenti e paure, non siamo in grado di approfondire facilmente tutti gli aspetti di questo problema.

    È necessario, infatti, quando ci si accinge a lottare contro un nemico che ci minaccia, chiedersi cosa quest’ultimo vuol fare, perché il massimo di notizie possibili sulle sue azioni ci fornirà il massimo di occasioni per rintuzzarlo, difenderci, passare al contrattacco. A me sembra che non ci siamo posti con chiarezza una domanda fondamentale: che cos’è la guerra? Non ce la siamo posta perché tutti crediamo, chi in un modo chi nell’altro, di sapere perfettamente cos’è la guerra e quindi di essere in grado di fare quanto necessario per combattere coloro che intendono realizzarla.

  • La guerra come operazione di polizia internazionale, Riccardo d’Este

    È la prima volta che questa formula, “operazione di polizia internazionale”, viene ufficialmente usata per definire una guerra. In Italia, per le ragioni che vedremo, ha riscosso un grande successo presso le autorità massime: l'ha utilizzata il presidente del consiglio dei ministri, Andreotti, per giustificare il senso dell'intervento in guerra italiano, peraltro assai ridotto, a fianco degli “alleati” nella coalizione antiSaddam, all'inizio delle ostilità belliche; l'ha ribadita (...)

  • No alla guerra no alle ricette, Temps critiques

    La guerra attuale produce un' antinomia. Per certi versi va nel senso di un rafforzamento della passività degli individui; tutto pare superarci: “la logica di guerra”, il materiale ultrasofisticato ed inumano messo in campo. Di fronte a questo dispiegamento politico-mediatico e tecnologico quello che possiamo pensare non può esprimersi senza sembrare immediatamente irrisorio. In questo la guerra appare come un prolungamento ed una radicalizzazione della crisi del politico. “I giochi sono (...)

  • Guerra del Golfo e nuovo ordine mondiale, Jacques Wajnsztejn

    Piccola radiografia dell'organizzazione del mondo
    Il sistema capitalista planetario si fonda su una divisione internazionale del lavoro in due grandi gruppi.
    Il primo gruppo comprende i paesi a capitali dominanti: gli Stati Uniti e la maggior parte dei paesi della CEE. Paesi in cui la produzione materiale è sempre meno importante1. Il carattere sempre più astratto del lavoro lo distanzia da quanto viene realmente prodotto, che sembra possedere una sua propria finalità. La produzione (...)

  • Etiam minima, Melcom d’Idd

    “Sappiate che chi governa a caso si ritruova alla fine a caso;
    la diritta è pensare, esaminare,
    considerare bene ogni cosa etiam minima;
    e vivendo ancora cosí, si conducono con fatica bene le cose;
    pensate come vanno a chi si lascia portare dal corso dell'acqua.” (Francesco Guicciardini, Ricordi politici e civili) “Gli uomini prima sentono senza avvertire,
    dappoi avvertiscono con animo
    perturbato e commosso,
    finalmente riflettono con mente pura”. (Gian Battista Vico, Scienza (...)

  • Contro la guerra e la beatitudine pacifista, Bodo Schulze

    Il pacifismo aborrisce la guerra e benedice lo Stato. In tempo di pace, gli è stato insegnato, e vi ha creduto, che la società è un ampio sistema di comunicazione dove tutto viene risolto attraverso il dialogo, in modo nonviolento. L'uso della forza bruta era soltanto più riservato a coloro che, vivacchiando alla periferia di questi vasi comunicanti, si facevano beffe a disperati colpi di pietre del vano sproloquio democratico. Il cittadino pacifista, pur riconoscendo con ciò implicitamente (...)